ISTANZA, significato:
Richiesta fatta pervenire a una pubblica autorità, allo scopo di provocarne l’intervento o l’interessamento nei limiti e nei modi prescritti dalla legge
Il progetto propone un piano integrato per valorizzare la carne di cinghiale, in particolare quello del Sannio beneventano, trasformando un problema di sovrappopolazione (danni agricoli e incidenti stradali) in opportunità economica locale. Questo progetto si basa su filiere controllate, lavorazione certificata e promozione turistica, coinvolgendo cacciatori, aziende e istituzioni. Valorizzare il prodotto significa anche supportare il commercio legale e controllato, garantendo standard igienico-sanitari elevati e trasformando una criticità, come l’eccesso di fauna, in una risorsa gastronomica ed economica per la provincia di Benevento. Creare un consorzio per la carne di cinghiale selvatico nel Sannio Beneventano rappresenta una scelta strategica per gli anni a venire, capace di trasformare una criticità ambientale in un’opportunità economica strutturata. . La non adeguata gestione di alcune specie selvatiche ha molteplici conseguenze a partire dalla diffusione di epizoozie che possono avere gravi effetti sulle attività economiche del settore primario ( SUINOCULTURA), come recentemente accaduto proprio con la Peste Suina Africana (PSA) in varie aree produttive italiane. Il problema della diffusione, non gestita, dei cinghiali coinvolge direttamente gli agricoltori ma ormai si tratta di un fenomeno che non riguarda più soltanto il settore primario, cioè quello agricolo, ma coinvolge molte attività umane, basta pensare ai pericoli per l’incolumità pubblica nelle zone rurali ma anche nei pressi dei centri abitati. La corretta gestione della fauna selvatica chiama tutta la società civile ad un lavoro condiviso. In Italia si conta un milione e mezzo di esemplari di cinghiale, dati Ispra sulla presenza del cinghiale in Italia nel periodo 2015-2021, una proliferazione altissima. L’Ispra segnala che gli abbattimenti sono stati circa 300.000 all’anno, di cui
257.000 in caccia ordinaria e 42.000 in interventi di controllo faunistico, il 30% dei contenimenti totali è stato effettuato dalla sola Regione Toscana. ISPRA stima circa 120 milioni di euro totali in 7 anni in danni, con una media annua superiore a 17 milioni di euro (oscillante tra 14,6 e 18,7 milioni). Le regioni più colpite sono Abruzzo (18 milioni) e Piemonte (17 milioni), seguite da Toscana, Campania e Lazio (oltre 10 milioni ciascuna), per un totale di oltre 105.000 casi dichiarati.
La Coldiretti valuta nel biennio 2023-2024 danni da fauna selvatica, inclusi cinghiali, intorno ai 400 milioni di euro, con 2,3 milioni di capi presenti e rischi aggiuntivi come la peste suina africana. I danni riguardano soprattutto colture, con il 36% in aree protette. L’abbattimento è cresciuto del 45% nel periodo analizzato, ma la popolazione continua ad espandersi. I cinghiali, oltre ai danni agricoli, esercitano un impatto ambientale significativo attraverso alterazioni degli ecosistemi, come il
sovvenasamento (taglio o disturbo della vegetazione bassa) di sottobosco e semi che favorisce specie invasive e riduce la biodiversità nativa.
Descrizione del progetto “cinghiale Sannio”
Trasformazione del “Problema” in Risorsa:
Il Sannio presenta un’alta densità di cinghiali che causano, come prima elencato, danni all’agricoltura. Un consorzio permette di passare da una gestione passiva a una filiera produttiva che genera reddito. Trasformare il problema dei cinghiali in una opportunità per l’intero territorio sannita.
(argomento già trattato nel Convegno dell’Ambito Territoriale Caccia di Benevento, organizzato dall’IRFoM nell’istituto ‘Da Vinci’ di Dugenta).
Nel Sannio beneventano i danni causati dai cinghiali all’agricoltura hanno raggiunto cifre allarmanti, con stime che riflettono un’emergenza in costante crescita. Secondo i dati più recenti diffusi dalle associazioni di settore e dalle autorità regionali nei primi sei mesi del 2024 sono state presentate 175 denunce di danno per un valore stimato che supera i 500.000 euro nella sola provincia di Benevento. Nella Regione Campania, invece, Confagricoltura Campania riporta che nel 2024 i danni complessivi da fauna selvatica (prevalentemente cinghiali) hanno superato i 4 milioni di euro. Coldiretti Benevento ha ripetutamente segnalato come la situazione sia ormai insostenibile per le imprese agricole locali, con interi vigneti e coltivazioni di pregio rasi al suolo, mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini e la sopravvivenza economica delle aziende. A tutto questo si somma anche la criticità degli indennizzi che nonostante le richieste i rimborsi sono spesso insufficienti a coprire le perdite reali.
I danni riportati nelle denunce presentate nel 2024 dai rappresentanti dei vari settori agricoli interessati sono:
Consumo e Calpestio: distruzione diretta di cereali, soprattutto mais, ortaggi, legumi e foraggi.
Sradicamento: i cinghiali scavano nel terreno per cercare bulbi e radici, danneggiando in modo permanente piante giovani e vivai.
Danni a Vigneti e Uliveti: mangiano i frutti pendenti, in modo particolare i frutti più pregiati a bacche rosse come l’aglianico, il piedirosso e il sangiovese, inoltre possono danneggiare le strutture di sostegno delle viti o il colletto degli alberi di ulivo .
Danni Infrastrutture Aziendali: oltre ai raccolti, l’attività dei cinghiali logora i mezzi di produzione come i mezzi di Irrigazione, mordono e rompono i tubi dell’irrigazione a goccia, costringendo gli agricoltori a riparazioni quotidiane.
Recinzioni e Terrazzamenti: lo scavo continuo compromette la stabilità di muretti a secco e recinzioni, facilitando l’accesso ad altri selvatici.
Impatto sulla Zootecnia e Sanità: la presenza di cinghiali vicino alle stalle può portare alla contaminazione dei mangimi, innalzando enormemente il rischio sanitario perché i selvatici sono vettori di malattie gravi, come la Peste Suina Africana (PSA), che può comportare il blocco totale delle attività e delle esportazioni per gli allevamenti di suini con conseguenze economiche e giuridiche.
Perdita di Mercato: Il danno non è solo puntuale sul prodotto, ma può escludere l’imprenditore dal mercato a causa dell’impossibilità di garantire forniture costanti.
Risarcimenti: La fauna selvatica è patrimonio dello Stato per cui le Regioni sono generalmente responsabili dei risarcimenti per i danni arrecati, come stabilito dalla Corte di Cassazione sulla base dell’art. 2052 c.c. Altri danni arrecati da questa fauna selvatica sono gli incidenti stradali, spesso gravi.
A causa di tutte queste perdite di attività economiche e le difficoltà create per il rischio sulle nostre strade bisogna avviare un processo che porti alla costituzione di una filiera con il duplice fine:
ridurre la presenza dei mammiferi e proporre una carne certificata, sicura dal punto di vista sanitario e di grande qualità.
La filiera made in Sannio, vedrà coinvolti cacciatori, case di caccia, centri di lavorazione della selvaggina, questa progettualità sarà realizzata con il supporto delle istituzioni regionali, che da tempo lavorano alla risoluzione della problematica cinghiali in collaborazione con le associazioni di categoria ed esperti di settore.
Mi preme specificare che il prelievo dei selvatici dal territorio può essere eseguito non solo dalla caccia ma anche con la collocazione di gabbie per la cattura di massa. La cattura dei cinghiali selvatici con gabbie in Italia è regolata da normative regionali e nazionali riguardanti la fauna selvatica, principalmente la legge 157/1992 e piani di controllo faunistico approvati dalle Regioni di competenza. Di conseguenza per la normativa L.157/92 non è consentita liberamente, l’apposizione di gabbie, agli agricoltori o privati, ma richiede autorizzazioni dalle autorità competenti (Regioni, Province o ATC) nell’ambito di piani specifici per il contenimento della popolazione selvatica. Le gabbie-trappola, spesso a cattura massale, usano un design con chiusura a caduta controllata o meccanismi a griglia, monitorati da remoto tramite videocamere e sensori per attivare la chiusura solo con un numero adeguato di animali all’interno. Tutto questo riduce fughe e ferite, limitando enormemente lo stress animale e consegnando al consumatore carni migliori. Con questo metodo di cattura si evitano problematiche PSE delle carni (PALLIDE SOFFICI ESSUDATIVE) e si catturano più esemplari contemporaneamente rispetto alla caccia selettiva. I requisiti normativi per
la fabbricazione delle gabbie o per apporle su territorio sono la omologazione con marcatura CE, targhetta identificativa, dati del fabbricante e certificazioni (direttive UE 2006/42/CE e 2001/95/CE; D.Lgs. 81/2008). Gli operatori per l’uso delle gabbie necessitano di un porto d’armi venatorio, una qualifica di selettore ottenuta tramite dei corsi di formazione e la costruzione di un Piano Regionale Autorizzato, secondo i metodi ecologici trattati nella Legge 157/92.
Posizionamento Premium:
la carne di cinghiale è un prodotto di alta qualità: magra, ricca di Omega-3 e ferro. Con un prezzo di mercato che può raggiungere i 22 €/kg, il consorzio può garantire margini elevati ai produttori locali.
Promozione Territoriale:
Il marchio consortile agisce come veicolo di marketing per il Sannio, legando il prodotto alle tradizioni gastronomiche locali e favorendo il turismo enogastronomico.
Garanzia Sanitaria e Sicurezza Alimentare
Controllo delle Zoonosi:
Il consorzio centralizza i controlli obbligatori per malattie come la Trichinella, la brucellosi e la tubercolosi, garantendo al consumatore un prodotto sicuro rispetto alla carne non tracciata.
Gestione della PSA (Peste Suina Africana):
In un contesto di restrizioni sanitarie vigenti nel 2026, il consorzio facilita l’applicazione dei rigidi protocolli di biosicurezza e lo smaltimento corretto dei visceri richiesto dalle autorità sanitarie regionali.
Tracciabilità Totale:
Attraverso l’uso del bollo sanitario ovale e di etichettature trasparenti, il consorzio elimina il rischio di frodi alimentari (come la miscelazione non dichiarata con carni suine).
Sostenibilità Ambientale e Sociale
Equilibrio degli Ecosistemi:
Un prelievo venatorio regolamentato dal consorzio aiuta a contenere la popolazione di cinghiali (stimata tra 40.000 e 60.000 capi in Campania), proteggendo la biodiversità e le colture agricole del Sannio.
Formazione Professionale:
Il consorzio agisce come centro di formazione per i cacciatori, trasformandoli in “coadiutori” o “cacciatori formati” in materia di igiene e tecniche di prelievo selettivo, elevando lo standard qualitativo della forza lavoro locale.
Accesso a Finanziamenti
Fondi Regionali e Comunitari:
Essere costituiti in consorzio facilita l’accesso ai bandi della Regione Campania e ai vari fondi Nazionali ed Europei dedicati alla prevenzione dei danni da fauna e alla valorizzazione delle zone rurali.
Definizione del Modello di Business (Filiera Controllata)
Per creare occupazione, il progetto deve coprire l’intera catena del valore, trasformando il cacciatore in un “produttore” di materia prima certificata.
Centri di Sosta e Raccolta (CRS):
Punti di raccolta locale dove i capi abbattuti vengono conferiti, identificati con fascette e sottoposti a prima eviscerazione a norma.
● Centro di Lavorazione Selvaggina (CLS):
Una struttura (può essere un’ex macello ecc…) autorizzata ai sensi del Reg. CE 853/2004 per il sezionamento e la trasformazione in salumi o prodotti pronti.
● Commercializzazione:
Vendita diretta tramite agriturismi del SANNIO BENEVENTANO, e-commerce e accordi con la ristorazione locale che cerca prodotti a “km zero” certificati.
Il progetto può generare diversi profili lavorativi: Tecnici della macellazione e sezionamento:
- Specializzati nella lavorazione della selvaggina grossa.
- Esperti di marketing e logistica:
Per posizionare il marchio “Cinghiale Sannio Beneventano” sui mercati nazionali.
- Guide e operatori agrituristici:
Per legare il prodotto a pacchetti di turismo eno-gastronomico e venatorio sostenibile.
Associazioni come la Coldiretti Campania e la Cia Campania possono promuovere attivamente la creazione di queste filiere per stabilizzare il mercato e fornire reddito integrativo alle aree interne.
Elencazione punto per punto degli Obiettivi Principali:
- Ridurre la popolazione di cinghiali attraverso una caccia sostenibile e organizzata dall’ATC di Benevento, che ha già formato centinaia di cacciatori e conduttori di cani. Creare posti di lavoro in centri di lavorazione e commercializzazione, puntando a mercati locali, nazionali e internazionali con carne magra, nutriente e sicura e promuovere educazione alimentare nelle scuole per un consumo consapevole.
Raccolta e macellazione:
- Centri di lavorazione autorizzati nei vari ambiti di caccia per la tracciabilità.
Trasformazione:
- Produzione di salumi (cacciatorini, salsicce ecc…), stufati alla cacciatora e insaccati, ispirati alle tradizioni locali campane come negli anni passati sono state realizzate nel Cilento.
Certificazione:
Marchio “Cinghiale del Sannio” con analisi sanitarie complete:
- I Prodotto da immettere al consumo possono essere per esempio, il cacciatorino di cinghiale, salumi stagionati sottolio con aromi naturali,
salsicce stagionate o addirittura i prosciutti di cinghiale . Puntando su turismo enogastronomico legato al Taburno e al Matese.
Piano di Attuazione
Fase 1 (6 mesi): Convegni e partnership con Regione Campania e Provincia di Benevento per finanziamenti.
Fase 2 (12 mesi): Costruzione di 2 centri pilota e formazione operatori.
Fase 3: Lancio brand con eventi e export, monitorando impatti ambientali. Budget stimato: 500.000 € da fondi PSR, Regione Campania e/o privati.
La commercializzazione della carne di selvaggina in Italia, inclusa quella di cinghiale, è regolata dal Regolamento (CE) n. 853/2004, che stabilisce norme igieniche specifiche per gli alimenti di origine animale. Le carni devono provenire da animali abbattuti in zone di caccia autorizzate, eviscerati rapidamente sul luogo (case di caccia) e sottoposti a esame visivo da un Medico Veterinario preposto per rilevare anomalie sanitarie. Ogni carcassa deve subire un’ispezione veterinaria ufficiale presso un Centro di Lavorazione Selvaggina (CLS) riconosciuto, dopo eventuale transito da un Centro di Raccolta Selvaggina (CRS). Per specie sensibili come il cinghiale, è obbligatorio l’esame per trichinella secondo Reg. (UE) 2015/1375, con analisi in laboratori accreditati. Capi con anomalie (es. parassiti, lesioni, malattie zoonosiche) sono scartati.
Requisiti Strutturali:
I CLS devono avere superfici lavabili, refrigerazione adeguata (≤7°C per carcasse), tracciabilità completa e bollatura sanitaria. Non è consentita la commercializzazione di selvaggina morta per incidente o senza eviscerazione tempestiva.
Per il progetto nel Sannio beneventano, si raccomanda CLS autorizzati in Campani per garantire conformità.
Valutazione economica per avviare una filiera “carne di cinghiale Sannio”
Avviare una filiera per la carne di cinghiale del Sannio beneventano richiede un investimento iniziale stimato tra 300.000 e 600.000 euro per una scala pilota, coprendo centri di lavorazione, certificazioni e marketing, con potenziale ritorno in 2-3 anni grazie a fondi della Regione e vendite locali. I costi principali derivano da adeguamenti strutturali (refrigerazione, CLS) e analisi sanitarie, mentre i ricavi provengono da salumi e carne fresca a prezzi premium (8-15€/kg). Questa valutazione integra i requisiti sanitari discussi precedentemente per garantire sostenibilità economica.
BREVE CENNO SUI COSTI INIZIALI
Strutture e attrezzature: 150.000-250.000€ per un CLS con celle refrigerate (≤7°C), eviscerazione e tracciabilità, conforme al Reg. CE 853/2004.
Certificazioni e veterinari: 50.000€ annui per ispezioni trichinella e formazione cacciatori (500 capi/anno a 20-30€/capo).
Marketing e packaging: 50.000€ per brand “Cinghiale del Sannio” e e-commerce. Ricavi Potenziali
Produzione annua stimata: 10 tonnellate da 2.000 capi abbattuti localmente.???
| Voce | Quantità | Prezzo unitario | Ricavo annuo |
| Salumi (cacciatorini) | 6 tonn. | 12€/kg | 72.000€ |
Carne fresca 4 tonn. 10€/kg 40.000€ Totale lordo – – 112.000€
Margine netto: 40-50% post-costi operativi (35.000€/anno), con break-even al 60% capacità.
Fonti di Finanziamento
Fondi PSR Campania 2023-2027: Fino al 70% a fondo perduto per filiere selvaggina.
Contributi provinciali Benevento e ATC: 100.000€ per riduzione danni cinghiali. Partnership agriturismi per export UE, ROI ( RETURN ON INVESTMENT) 25% prezzi di vendita al kg per tagli e salumi di cinghiale in Italia variano tra 8-15€ per carne fresca e 25-40€ per salumi, posizionando il prodotto sannita come PRODOTTO PREMIUM grazie a provenienza locale e certificazioni. Queste stime derivano da mercati online e produttori toscani/umbri, adattabili al Sannio con margini del 40-50% post-costi sanitari.
ESEMPI:
Prezzi Carne Fresca
Spezzatino/lombo: 10-14€/kg, ideale per ristoranti e agriturismi sanniti. Salsicce griglia: 10€/kg, per mercati rionali e export.
Prezzi Salumi
Produzione ad alto margine per filiera Sannio. Salume Prezzo al kg Esempi Mercato
Cacciatorino 30-38€ 34€ (Mendelspeck), 32€ (Maremma) Salame 27-35€ Norcino umbro/toscano
Prosciutto 25-45€ Affettato stagionato
Strategia Vendita
Prezzi Sannio: +10% premium (es. 35€/kg salame) per brand locale, con canali e- commerce (20% ricavi) e fiere. ROI rapido con volumi 10-15 tonn./anno.
Esistono diverse linee di credito e agevolazioni per avviare start-up in zone rurali:
CSR Campania 2023-2027: I bandi per l’annualità 2026 (come l’intervento SRA30) supportano il benessere animale e lo sviluppo rurale.
Nuove Imprese a Tasso Zero (NITO-ON): Incentivi del Mimit per imprese costituite da giovani o donne, con contributi a fondo perduto fino al 15% per macchinari e impianti.
Bando ISI INAIL 2025/2026: Finanziamenti a fondo perduto (fino all’80% per i giovani agricoltori) per l’acquisto di attrezzature sicure e moderne.
Ismea: Agevolazioni per l’acquisto di terreni o l’ampliamento di strutture agricole tramite piani di ammortamento agevolati. Il progetto completo per lo sfruttamento delle carni di cinghiale selvatico nel Sannio Beneventano mira a trasformare un problema ambientale in un’opportunità economica, creando una filiera controllata per la commercializzazione di prodotti certificati da animali abbattuti localmente. Questa iniziativa integra caccia sostenibile, lavorazione igienica e marketing territoriale, valorizzando un territorio ricco di biodiversità come la provincia di Benevento.
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Per valorizzare la carne di cinghiale del Sannio beneventano, è fondamentale integrare il rigoroso trattamento della materia prima con i prodotti d’eccellenza del territorio, come l’Aglianico del Taburno e i formaggi locali.
Piatti Tipici del Sannio
La tradizione beneventana offre diverse modalità di valorizzazione: L’abbinamento d’elezione è con i rossi locali. L’Aglianico o un Sannio DOC strutturato bilanciano perfettamente la grassezza e l’intensità della carne.
Il progetto è stato redatto dal dott. Gaetano Morone dell’Ordine dei Medici Veterinari di Benevento
